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Centri di salute mentale: la nuova utenza, le nuove sfide

L’utenza dei Centri di Salute Mentale (CSM), negli ultimi anni, si è trasformata. Tradizionalmente, questa istituzione, dal punto di vista operativo, concretizza e coordina tutte le attività di prevenzione, riabilitazione e cura del disagio psichico dei rispettivi Servizi di Salute Mentale (SSM). In particolare, dalla legge 180 in poi, il target di riferimento è stato quello dei malati psichiatrici, e delle loro famiglie, con l’obiettivo di realizzare l’utopia del reinserimento familiare da un lato e la territorializzazione della psichiatria dall’altro.

Nel corso del tempo, dunque, ai CSM è stata associata la figura del malato mentale grave, ossia colui al quale venivano diagnosticati una psicosi, disturbi di personalità, depressione maggiore. Tuttavia, da diverse ricerche, è emerso come sia cambiata l’idea delle persone, e, di conseguenza, la tipologia dell’utenza che si rivolge a questi servizi.

La “nuova utenza” (Carli & Paniccia, 2011) è rappresentata da coloro che si rivolgono ai CSM per problemi di natura esistenziale, in letteratura noti come Disturbi Emotivi Comuni. Si tratta generalmente di condizioni di stress, cronico o transitorio, di episodi depressivi o ansiosi, di difficoltà relazionali o sessuali, di problemi legati alla scuola, al lavoro o all’ambito sportivo. Problemi condivisibili da gran parte della popolazione, se non da tutta, che inficiano la qualità della vita.

La novità non concerne il tipo di disagio, bensì il fatto che si faccia ricorso ai CSM, piuttosto che ad altri servizi o professionisti privati. Le principali cause potrebbero essere legate alla gratuità, a volte parziale, degli interventi. Inoltre, al fatto che si tratta di rapporti non propriamente “psicoterapeutici”, bensì, nella maggior parte dei casi, di prese in carico di breve durata, che esaudiscono, almeno nelle intenzioni, il desiderio delle persone di affrontare una questione particolare.

È cambiata la rappresentazione che le persone hanno dei CSM, probabilmente dei SSM in generale. Infatti, il crescente disagio relazionale, trasversale ai vari contesti e ai diversi livelli della società, per quanto non ascrivibile ai disturbi psichiatrici conclamati, cerca un interlocutore pubblico, un’istituzione che se ne faccia carico. È aumentata, al contempo, la capacità della popolazione di riconoscere, pensare e verbalizzare problemi legati ai rapporti, alle emozioni violente, al disagio quotidiano, al passaggio generazionale (Paniccia et al., 2014).

La principale differenza tra la nuova e la vecchia utenza, quella dei cosiddetti malati mentali, non è infatti da ricercare nella gravità della diagnosi, nella maggiore difficoltà sociale, o nella necessità di interventi farmacologici. Il criterio discriminante è la pensabilità del disagio. La vecchia utenza è rappresentata da persone spesso incapaci di riconoscere il proprio problema, resistenti alle terapie, interdetti nella funzione di autoascolto. 

La nuova utenza è invece composta da tutti quegli individui in grado di dare una forma al proprio malessere, capaci di condividerlo, sebbene a volte in modo ingenuo o difensivo. Queste persone sono un campanello di allarme per i CSM, i quali purtroppo sono ancora influenzati dalla cultura della diagnosi, di derivazione medica più che psicologica, poco efficace per le nuove domande.

La sfida per gli psicologi, e psichiatri, dei Servizi di Salute Mentale, è proprio quella di portare avanti metodologie di accoglienza e intervento fondate su criteri relazionali, laddove il rapporto stesso con i vari operatori può diventare il maggiore veicolo di informazioni sul disagio delle persone, più della narrazione del problema e ancor di più rispetto a un’ottica diagnostica a volte poco utile o addirittura disfunzionale.


Fonti

https://www.aslroma1.it/disturbi-emotivi-comuni

Carli R., Paniccia R.M., (2011), La cultura dei servizi di salute mentale in Italia. Dai malati psichiatrici alla nuova utenza: l’evoluzione della domanda di aiuto e delle dinamiche di rapporto, Milano, Franco Angeli

Paniccia R.M., Dolcetti F., Giovagnoli F., & Sesto C., (2014), La rappresentazione dell’Accoglienza presso un Centro di Salute Mentale romano a confronto con la rappresentazione dei Servizi di Salute Mentale in un gruppo di cittadini romani. Una ricerca intervento, in Rivista di Psicologia Clinica, 1, 186-208


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